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Stefania "vede" il Malawi |
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Scritto da stefania angelucci
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Lunedì 16 Marzo 2009 09:32 |
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Malawi… dove si trova??? Questa è una delle domande più frequenti che mi viene rivolta ogni volta che parlo di questo Paese. Un Paese che a conti fatti risulta sconosciuto ai più, se non per sentito dire… solitamente in merito alla discussa adozione della nota cantante Madonna. Per chi non lo sapesse il Malawi è un piccolo stato dell’Africa orientale confinante a Sud e ad Est con il Mozambico, a Nord con la Tanzania, ad Ovest con lo Zambia. In Malawi non c’è guerra. In Malawi si vive in maniera pacifica. Ed è proprio questo il motivo per cui non se ne parla. Il Malawi non fa notizia. Non ci sono (fortunatamente) scene odiose di villaggi e popoli distrutti, fondamentalmente perché non ci sono interessi su cui puntare, niente da spartirsi tra le grandi potenze. Il Malawi non è in grado di dare un’immagine abbastanza scabrosa di sé da risultare appetibile ai media o da suscitare l’attenzione dell’opinione pubblica. Eppure questo piccolo stato semisconosciuto meriterebbe grande attenzione per la sua capacità di convivenza civile. Una volta tanto sarebbe opportuno che a fare scalpore non fossero le mancanze ma le ricchezze. Il Malawi è un puzzle. Approssimativamente è possibile affermare che la popolazione malawaiana conta un 70% di cristiani, i quali si ripartiscono in un 40% di protestanti e un 30% di cattolici. Esiste inoltre un 20% di islamici e un 10% di appartenenti a religioni cosiddette minori, con una leggera preponderanza da parte degli animisti. Come se non bastasse il Malawi presenta una miriade di etnie differenti: i Chewa, i Nyanja, gli Yao, i Tumbuka, i Lomwe, i Sena, i Tonga, gli Ngoni e gli Ngonde. In questo senso il Malawi vive in uno stato di perfetta interculturalità e interreligiosità, e in fin dei conti non è molto diverso dallo stato di cose in cui versa il mondo occidentale. Eppure l’atteggiamento delle due parti è totalmente differente. Nonostante il Malawi sia divenuto terra di esilio e rifugio per i vicini Paesi in guerra non si riscontrano al suo interno rappresaglie ai danni di una minoranza etnica o spedizioni punitive per il fantomatico straniero invasore. Laddove si muore di fame veramente, laddove non c’è nulla si divide tutto. E mentre nel caldo cuore dell’Africa si “vive in pace”, espressione divenuta quasi obsoleta e a tratti utopistica, nel cosiddetto mondo “civilizzato” bisogna invece ricorrere a lezioni di educazione interculturale, tutto per imparare a convivere civilmente. Ma come? Il popolo all’insegna della tecnologia necessita di insegnamenti per convivere in maniera pacifica, mentre in Malawi ogni tipo di diversità, culturale o religiosa che sia, viene rispettata senza alcun problema? Ma allora non è forse questo una notizia sensazionale? L’interculturalità, la coabitazione su uno stesso territorio è possibile! E ad insegnarcelo è un popolo per cui un pezzo di terra fa veramente la differenza. Eppure questa situazione che dovrebbe risaltare per la sua straordinarietà, per il suo essere fuori dal comune, viene sommessamente taciuta per dar voce a fatti di inaudita violenza. E lascia senza possibilità di replica la naturalezza con cui invece la popolazione malawaiana vive, nella sua semplicità, nella sua allegria e nel suo dolore, nella sua convinzione di essere tutti riscaldati dallo stesso sole. Come se fosse un fatto di poco conto saper rispettare gli altri. |
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Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Marzo 2009 09:34 |
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Malawi, si aggrava l’epidemia di colera |
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Scritto da Giuseppe Stranieri
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Domenica 15 Febbraio 2009 16:30 |
Si aggrava l’epidemia di colera in Malawi, il numero dei casi è raddoppiato durante il mese di gennaio, giungendo a un totale di 1142 persone colpite dalla malattia e 39 morti. E il numero dei casi continua a crescere. 06/02/2009 Lilongwe – esacerbata dalle scarse condizioni igieniche e dalle inondazioni della stagione delle piogge, l’epidemia di colera è scoppiata nella capitale Lilongwe il 17 novembre, espandendosi rapidamente in due delle bidonville densamente abitate della capitale dove non c’è acqua corrente. L’epidemia ha ora coperto oltre il 30% dei distretti nel paese, con la concentrazione più alta a Lilongwe e nei suoi dintorni. “Sono già morte 39 persone per il colera e oltre 1000 sono i casi registrati. La situazione è estremamente preoccupante poiché la malattia continua a diffondersi e il numero dei contagiati aumenta”, afferma il dottor Moses Massaquoi, coordinatore medico di MSF in Malawi. "Ogni giorno piove a dirotto e le persone che non hanno accesso all’acqua potabile sono costrette a bere acqua dagli acquitrini o da pozzi non protetti nelle bidonville. Essendo il paese uno dei più poveri al mondo, i livelli di acqua e igiene sono molto bassi. Inoltre, le inondazioni fanno traboccare le latrine e così si mescolano i liquami con l’acqua che viene poi bevuta”. Le equipe di MSF stanno allestendo unità di isolamento nelle zone più colpite di Lilongwe, stanno costruendo latrine e hanno messo a disposizione letti appositi per i pazienti e teli di plastica per rispondere all’epidemia. “Le autorità stanno facendo il possibile per cercare di contenere l’epidemia”, continua il dottor Massaquoi. “Tuttavia la situazione è molto difficile. In tempi normali il paese soffre di una grave carenza di operatori sanitari, un’epidemia di colera come questa comporta un peso ulteriore su un sistema sanitario in difficoltà e su operatori sanitari già oberati di lavoro”. Sebbene il colera sia endemico in Malawi, sono passati otto anni dalla peggiore epidemia di colera, che uccise 1000 persone, per cui gran parte della memoria storica di come rispondere al colera è andata perduta. Di conseguenza, gli operatori di MSF stanno svolgendo un’intensa attività di formazione per gli infermieri del Malawi e li assistono nella gestione dei pazienti per aumentare la loro capacità di risposta e di contenimento dell’epidemia. “Le persone hanno dimenticato la velocità con cui si diffonde il colera”, dice il dottor Massaquoi. “In questo momento non ci sono abbastanza operatori sanitari in Malawi con l’esperienza necessaria per rispondere a una seria epidemia di colera. Il tempo è prezioso, è necessario agire rapidamente, ma le persone giungono in ospedale troppo tardi. Anche le pratiche tradizionali contribuiscono al preoccupante aumento dei casi, poiché le persone continuano a lavare i corpi dei morti prima della sepoltura, curano e visitano i malati, e mangiano insieme durante i funerali”. |
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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Febbraio 2009 16:32 |
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Scritto da Giuseppe Stranieri
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Domenica 15 Febbraio 2009 07:54 |
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Le tradizioni e le regole per l'accoglienza degli ospiti in Malawi. "L'etichetta e il galateo sono valori che la società africana ha costruito nei secoli e che valgono ancora oggi, specie nella vita del villaggio. In Malawi, ad esempio, chiamato "Il cuore caldo dell'Africa" per la generosità e l'ospitalità che sono proprie della popolazione, quando qualcuno va a trovare una famiglia, appena arriva nei pressi della capanna deve dire "Odi", che significa "permesso". Alla risposta positiva, si avvicina e aspetta che gli si offrano una sedia o una stuoia. Solo quando è seduto arrivano in fila i membri della famiglia, dal più anziano al più giovane, a dargli la mano e a domandargli come sta, gli uomini con un inchino, le donne inginocchiandosi. Nel porgergli la mano destra, anche la sinistra partecipa appoggiandosi sull'avambraccio destro, in segno di rispetto, come a dire che l'ospite è accolto "a due mani", cioè con tutto il cuore. La prima cosa che si offre è del cibo e se qualcuno deve cucinarlo, qualcun'altro intrattiene l'ospite perche primo dono in questi luoghi è quello del tempo: per l'ospite come per il bisognoso di aiuto, c'è una completa disponibilità senza dare mai l'impressione che si abbia fretta o altro da fare. Anche se poi il proverbio recita: «L'ospite è come la rugiada», nel doppio significato che come la rugiada anche lui è un dono del cielo ma, come quella evapora ai primi raggi del sole, cosi anche l'ospite non deve rimanere in casa altrui più del necessario". |
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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Febbraio 2009 12:07 |
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La prima donna candidata in Malawi |
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Scritto da Giuseppe Stranieri
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Domenica 15 Febbraio 2009 07:38 |
Loveness Gondwe è diventata la prima donna in corsa per le elezioni presidenziali in Malawi, tra le fila del nuovo partito New Rainbow Coalition.
Gondwe, che è stata membro del Parlamento, ha dichiarato che il Malawi è pronto ad affrontare una campagna elettorale che metta in pratica la parità tra i sessi. La candidata ha aggiunto: “Noi non vogliamo vedere le cose che sono accadute in Zimbabwe o in Kenya”.
“Si tratta di un partito delle donne” ha detto Gondwe quando ha presentato Beatrice Mwale come sua candidata alla vicepresidenza".
“Vogliamo fare in modo che le donne, che sono la maggioranza in Malawi, siano protagoniste nei processi decisionali".
La candidatura di Gondwe è importante per le lotte degli attivisti dei diritti delle donne nella Comunità per lo sviluppo dell'Africa australe (SADC). Questo movimento politico chiede la parità tra i sessi nella scelta delle più alte cariche istituzionali dei paesi che fanno parte della SADC. |
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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Febbraio 2009 11:53 |
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