Lunedì, 06 Feb 2012
You are here: Home Notizie dall'Africa Stefania "vede" il Malawi
Stefania "vede" il Malawi PDF Stampa E-mail
Scritto da stefania angelucci   
Lunedì 16 Marzo 2009 09:32

Malawi… dove si trova???

Questa è una delle domande più frequenti che mi viene rivolta ogni volta che parlo di questo Paese.

Un Paese che a conti fatti risulta sconosciuto ai più, se non per sentito dire… solitamente in merito alla discussa adozione della nota cantante Madonna.

Per chi non lo sapesse il Malawi è un piccolo stato dell’Africa orientale confinante a Sud e ad Est con il Mozambico, a Nord con la Tanzania, ad Ovest con lo Zambia.

In Malawi non c’è guerra. In Malawi si vive in maniera pacifica. Ed è proprio questo il motivo per cui non se ne parla. Il Malawi non fa notizia. Non ci sono (fortunatamente) scene odiose di villaggi e popoli distrutti, fondamentalmente perché non ci sono interessi su cui puntare, niente da spartirsi tra le grandi potenze. Il Malawi non è in grado di dare un’immagine abbastanza scabrosa di sé da risultare appetibile ai media o da suscitare l’attenzione dell’opinione pubblica.

Eppure questo piccolo stato semisconosciuto meriterebbe grande attenzione per la sua capacità di convivenza civile. Una volta tanto sarebbe opportuno che a fare scalpore non fossero le mancanze ma le ricchezze.

Il Malawi è un puzzle. Approssimativamente è possibile affermare che la popolazione malawaiana conta un 70% di cristiani, i quali si ripartiscono in un 40% di protestanti e un 30% di cattolici. Esiste inoltre un 20% di islamici e un 10% di appartenenti a religioni cosiddette minori, con una leggera preponderanza da parte degli animisti.

Come se non bastasse il Malawi presenta una miriade di etnie differenti: i Chewa, i Nyanja, gli Yao, i Tumbuka, i Lomwe, i Sena, i Tonga, gli Ngoni e gli Ngonde. In questo senso il Malawi vive in uno stato di perfetta interculturalità e interreligiosità, e in fin dei conti non è molto diverso dallo stato di cose in cui versa il mondo occidentale. Eppure l’atteggiamento delle due parti è totalmente differente. Nonostante il Malawi sia divenuto terra di esilio e rifugio per i vicini Paesi in guerra non si riscontrano al suo interno rappresaglie ai danni di una minoranza etnica o spedizioni punitive per il fantomatico straniero invasore. Laddove si muore di fame veramente, laddove non c’è nulla si divide tutto.

E mentre nel caldo cuore dell’Africa si “vive in pace”, espressione divenuta quasi obsoleta e a tratti  utopistica, nel cosiddetto mondo “civilizzato” bisogna invece ricorrere a lezioni di educazione interculturale, tutto per imparare a convivere civilmente. Ma come? Il popolo all’insegna della tecnologia necessita di insegnamenti per convivere in maniera pacifica, mentre in Malawi ogni tipo di diversità, culturale o religiosa che sia, viene rispettata senza alcun problema? Ma allora non è forse questo una notizia sensazionale? L’interculturalità, la coabitazione su uno stesso territorio è possibile! E ad insegnarcelo è un popolo per cui un pezzo di terra fa veramente la differenza.

Eppure questa situazione che dovrebbe risaltare per la sua straordinarietà, per il suo essere fuori dal comune, viene sommessamente taciuta per dar voce a fatti di inaudita violenza. E lascia senza possibilità di replica la naturalezza con cui invece la popolazione malawaiana vive, nella sua semplicità, nella sua allegria e nel suo dolore, nella sua convinzione di essere tutti riscaldati dallo stesso sole. Come se fosse un fatto di poco conto saper rispettare gli altri.

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Marzo 2009 09:34