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MALAWI APPROVA UN EXTRA BILANCIO PER SOPPERIRE LA SICCITA' PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Stranieri   
Mercoledì 10 Febbraio 2010 10:27

Martedì, 09 February 2010

Il Parlamento del Malawi ha approvato un bilancio suppletivo di kwacha 11,5 miliardi (76 milioni dollari)  per aiutare le famiglie duramente colpite da una siccità e sostenere i suoi nuovi impegni dopo aver assunto la presidenza dell'Unione africana.

 

"Questo bilancio extra ci aiuterà a mitigare gli effetti della siccità che ha distrutto colture in nove distretti, aiutaci a sostenere l'impegno per la nuova presidenza dell'UA, e ci aiutano a rimborsare il debito interno, tra le altre richieste", Malawi il ministro delle Finanze Ken Kandodo ha detto a Reuters.

Un periodo di siccità ha spazzato via circa 30.000 ettari di campi e colture colpite 120.000 famiglie in Malawi.

Il presidente della nazione sud africana Bingu wa Mutharika è stato eletto come presidente AU scorsa settimana, prendendo il posto di leader libico Muammar Gheddafi.

Kandodo ha detto che il bilancio supplementare sarebbe anche l'aiuto del governo attuare aumenti per gli stipendi degli insegnanti '.

Reuters Reuters

 
Sacco Viveri ai Bambini Malawaiani PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Cristofaro   
Lunedì 01 Febbraio 2010 19:12

Le donazioni ricevute nel periodo natalizio sono partite e gia' arrivate a destinazione. A cosa serviranno?

Come ogni anno in questo periodo, a causa delle avverse condizioni climatiche in Malawi, le difficoltà alimentari sono ancora maggiori: il vostro aiuto sara' utilizzato per comprare il cosiddetto "sacco viveri" ai bambini. Ogni "sacco viveri" contiene 5 litri di olio, 5 Kg di zuchero, 5 Kg di riso, 2 Kg di sale. Il compito materiale della distribuzione dei "sacchi viveri" e' affidato come sempre alla nostra cara e instancabile suor Mariangela, a cui va' il nostro immenso grazie e il nostro abbraccio piu' caloroso. Da parte sua e da parte nostra il grazie è invece d'obbligo nei confronti di tutti voi che avete contribuito.

Vi ringraziamo per la consueta fiducia, con la promessa di non deluderla.

Un abbraccio dalla "Free Aid".

Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Febbraio 2010 18:33
 
La guerra delle Arance di Rosarno PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Stranieri   
Domenica 10 Gennaio 2010 17:46

Non possiamo esimerci dal parlare della brutta storia di Rosarno (RC), senza,tuttavia, schierarci da una parte o dall'altra. A volte si puo' anche evitare di schierarsi. In questo caso i fatti parlano da soli e ci limiteremo a riordinare la storia. La vita degli extracomunitarti a Rosarno non è iniziata certo pochi mesi fà. Scopriamo, ricercando sul web, che Medici Senza Frontiere da anni segue la situazione di queste persone a Rosarno e nella piana di Gioia Tauro. Un anno fa', il 18/12/2008, MSF presenta al Governo una relazione su questa situazione e altre associazioni Onlus territoriali denunciano la situazione disperata in cui queste persone sono costrette a vivere. Sembra una catena di cui non riusciamo a capire inizio e fine: sicuramente, come ha scritto qualcuno, " si sta' scoperchiando il Vaso di Pandora". Speriamo che tutto possa essere risolto al meglio, ci limiteremo a elencare dei link per ricostruire la storia e ricercare  informazioni utili. Non ci sentiamo di definire razzisti i Rosarnesi, semplici cittadini che si sono trovati in una guerriglia, e non ci sentiamo di definire delinquenti i lavoratori, vittime di un sistema comunque accettato da tutti.

Ma le arance che mangeremo ora verranno da quale paese?

http://www.terrelibere.org/arance-amare-a-rosarno-tra-i-braccianti-immigrati

http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=3729&Cat=1&I=immagini/Foto%20R-T/rosarno_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=Attualit%C3%A0&Codi_Cate_Arti=24

http://www.carta.org/campagne/migranti/16185

http://calabria.indymedia.org/article/3062

www.youtube.com/watch?v=Jcl_fC3-P3Q

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Gennaio 2010 13:37
 
GUINEA 160 morti in un giorno, strage dei militari PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Stranieri   
Martedì 29 Settembre 2009 20:55
Spari ad altezza d'uomo sulla folla inerme, donne stuprate nelle strade e nelle caserme, giovani e vecchi pestati a sangue

 

CONAKRY -  "Un massacro premeditato". Così appare, il giorno dopo, la strage di civili disarmati compiuta dai soldati della Guinea ieri nello stadio "28 Settembre" dai soldati guineani: spari ad altezza d'uomo sulla folla inerme, donne stuprate nelle strade e nelle caserme, giovani e vecchi pestati a sangue.

L'ultimo bilancio è di 160 morti ed oltre 1253 feriti, la strage più sanguinosa compiuta in un sol giorno da 25 anni a questa parte nel Paese dell'Africa Occidentale dominato da una giunta militare. A capeggiarla, il capitano Moussa Dadis Camara, che ha preso il potere lo scorso dicembre con un golpe incruento subito dopo il decesso del vecchio presidente Lansana Conté.

Ma il conteggio viene fatto sui cadaveri ammassati negli obitori e sui feriti portati in ospedale. Varie fonti dell'opposizione denunciano che camion militari "hanno rastrellato cadaveri" facendoli sparire "in modo da impedire che vengano rivelate le dimensioni spaventose del massacro".

Nonostante i posti di blocco con auto e mezzi militari che fin dalla mattina avevano semi-paralizzato la capitale, i soldati non erano riusciti ad impedire che migliaia di oppositori scendessero nelle strade per protestare contro l'ipotizzata candidatura del capitano Camara alle elezioni presidenziali che si dovrebbero tenere in gennaio e che - secondo reiterate dichiarazioni dello stesso Camara - dovrebbero restituire il potere a un civile.

Manganellate e lancio di lacrimogeni non avevano fermato i dimostranti. Lo stadio che porta il nome del giorno in cui, il 28 settembre 1958, la Guinea votò scegliendo l'indipendenza e la fine del colonialismo, si era riempito di gente. Le gradinate e il campo da gioco erano gremiti e i leader dell'opposizione guidavano gli slogan contro la giunta militare.

"A questo punto - raccontano oggi vari testimoni - i soldati sono entrati e hanno cominciato a sparare sulla folla. Era una trappola... La manifestazione era stata vietata e quindi ci si aspettava che le autorità chiudessero lo stadio e impedissero a chiunque di entrare... Invece... è stato un massacro organizzato e premeditato". "Quando si sono sentiti i primi spari - ha detto un manifestante scampato all'eccidio - tutti hanno creduto ad un'azione intimidatoria da parte dei militari. Ma la gente ha cominciato a cadere, è stato il panico".

Secondo Mamadi Kaba, presidente di un organizzazione guineana per la difesa dei diritti umani, già nello stadio sono cominciati gli stupri. Gli uomini della guardia presidenziale, i 'Berretti rossi', "hanno usato anche manganelli e fucili ... violenze efferate ... una barbarie. E nelle caserme e nei commissariati gli stupri sulle donne arrestate continuano, decine di persone sono sparite".

Oggi Conakry è una città spettrale. "In giro non c'é nessuno - racconta un abitante al telefono - ma i soldati si sono impadroniti dei quartieri, sfondano le porte delle case e violentano le donne, saccheggiano i negozi e pestano chiunque trovino sulla loro strada". Tre giovani sono stati ammazzati così oggi, nella periferia della città.

Le violenze dei militari dunque continuano, anche se Sydia Touré, Francois Fall, Mouctar Diallo (i tre leader dell'opposione arrestati e picchiati ieri) sono stati rimessi in libertà. E anche se il capitano Camara a una radio francese ha detto di essere "molto, molto dispiaciuto".

A livello internazionale si moltiplicano le voci di condanna della giunta. Dopo la Francia - che ha sospeso ogni collaborazione militare con l'ex colonia - e gli Stati Uniti, oggi hanno lanciato appelli alla calma il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, l'Unione Africana, l'Unione Europea e il Senegal.

Ats

 
Il Kenya stremato da fame e siccità PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Stranieri   
Giovedì 17 Settembre 2009 23:40

 

Una tremenda siccità sta devastando il Kenya, distruggendo i raccolti, uccidendo il bestiame e la parte più debole della popolazione: anziani e bambini.
Il turismo, l’economia e l’agricoltura stanno cessando di essere la speranza per il paese. Triste pensiero, considerando che questa nazione è da sempre considerata tra le più sviluppate in Africa, contando numerosi uffici delle Nazioni Unite e migliaia di persone impiegate nel campo degli aiuti umani.

I dati della FAO aggravano la situazione: un recente studio, ha rilevato che la crisi economica ha notevolmente aggravato le condizioni di vita delle persone nei paesi in via di sviluppo. Per il motivo analogo, gli aiuti umanitari provenienti dai paesi più ricchi, sono stati ridotti di circa un quarto rispetto al livello precedente.
Un abitante su sei nel mondo oggi soffre la fame. Un terzo della popolazione in Kenya vive con meno di un dollaro al giorno. Il World Food Program delle Nazioni Unite ha recentemente stabilito che quattro milioni di persone, un decimo della popolazione totale del Kenya, in questo momento, ha bisogno urgente di cibo.

Le prospettive sono cupe e sfortunatamente non è previsto che la situazione migliori, al contrario, la siccità in corso è considerata tra le peggiori degli ultimi decenni.
Il Nord del paese è l’area colpita più duramente. Il New York Times riporta la situazione dell’etnia dei Turkana: i bambini sono costretti a percorrere un sentiero di 30 chilometri per raggiungere qualche litro d’acqua. Alcuni uomini del villaggio, disperati abbandonano le loro famiglie, piuttosto di vivere la vergogna di non riuscire a nutrire la propria famiglia. La crisi del cibo finisce inoltre per aggravare i conflitti etnici tra le etnie confinanti, in lotta per l’accesso all’acqua e  per i terreni più fertili.

Di conseguenza, le città sono assalite da un vertiginoso processo d’accrescimento demografico. La popolazione affluisce costantemente dalle zone rurali, in cerca di cibo e lavoro, contribuendo ad alzare il livello di povertà urbana. Un’inchiesta dell’organizzazione britannica Oxfam ha rilevato che a Nairobi, circa il 60 percento delle 2 milioni di persone totali, vive ora nei bassifondi. Dal 1996 al 2006, la percentuale di gente povera per mancanza di cibo è passata dal 38 al 41 percento.

A spiccare tra i coloro meno preoccupati per la critica situazione della popolazione, è ironicamente  ancora una volta il governo keniano. I contrasti interni rimangono tuttora all’ordine del giorno dell’agenda dei leader governativi, che sembrano essere troppo occupati a tessere le loro trame politiche piuttosto che a dedicarsi ad agire per il bene del paese.

La corruzione è dilagante, Transparency International ha classificato il Kenya come uno dei paesi più corrotti al mondo. Il dislivello tra ricchi e poveri ha dimensioni esorbitanti. La triste storia di questo vacillante governo di fallimentare alleanza, si ripete fin dalla sua creazione, all’indomani dei sanguinosi scontri post-elettorali del 2008. Il primo ministro Raila Odinga e l’attuale presidente Kibaki non sono riusciti a nascondere i loro contrasti neppure durante la visita di Hillary Clinton del mese scorso, riflettendo al mondo intero l’immagine di un paese in piena crisi politica.

A pesare sulla situazione si aggiunge la notizia del coinvolgimento di alcuni ufficiali governativi nello scandalo della vendita illegale di migliaia di tonnellate di riserve di grano, in allucinante concomitanza a questo momento di carestia che sta facendo vittime nel nord del paese. In alcune zone non piove da anni. Esperti prevedono che alla fine di questa impropriamente chiamata “stagione delle piogge” circa la metà delle capre e dei bovini non sopravvivranno.

Meteorologi prevedono un arrivo delle piogge verso fine e Ottobre, non escludendo la possibilità di uno scenario contrastante: alluvioni. I costi di questa siccità, in termini di perdite di vite, animali, risparmi e degradazione ambientale, sono ancora incalcolabili, ma saranno ricordati dalla gente nel tempo.

Nicola Zolin
freelance photojournalist and social worker
Locomotive Organization

http://www.nicolazolin.com

 
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