Lunedì, 06 Feb 2012
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NELSON MANDELA

Notizie riguardanti uno degli uomini più importanti della storia Nelson Mandela



SudAfrica e Mandela nel Rugby 1995 PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Stranieri   
Mercoledì 28 Luglio 2010 12:53

1995 Johannesburg, si svolge la prima Coppa del Mondo di Rugby in Sud Africa. Da circa un anno il presidente della Repubblica Sud Africana è Nelson Mandela. La sua voglia di far vivere un paese e una popolazione, di farlo uscire dalla centenaria condizione di apharteid e discriminazione, viene aiutata da questo evento sportivo. Il rugby sudafricano era, allora, lo sport esclusivo degli afrikaner (i bianchi sudafricani). Il grande Nelson Mandela con intuito ed intelligenza politica decide di convocare il leader degli Springboks (la squadra sudafricana) Francois Peinaar, un afrikaner. Dal loro incontro nasce subito la sintonia, due leader che inseguono uno stesso fine, anche se Pienaar viene da una famiglia di africaner convinta che una completa integrazione possa solo creare problemi. Il Rugby è uno degli sport più adatti allo scopo di Mandela. La lealtà, la fratellanza e il rispetto che regolano questo sport sono i principi e gli ideali che un paese intero desidera, insegue da molto tempo ormai. Basti pensare che in questo sport la palla non viene mai passata in avanti ma sempre lateralmente o indietro, per dare un "vantaggio" agli avversari: si proprio così, dare un vantaggio agli avversari avanzando tutti insieme, una squadra compatta contro l'avversario compatto dalla parte opposta. Perchè bisogna vincere o perdere ma combattendo lealmente. Dimostrazione è anche il famoso terzo tempo, consuetudine ed esclusiva di questo sport: gli avversari si incontrano per una birra e una chiaccherata sulla partita e sulla vita. Si vince e perde ma sempre con onore e dignità.

Il Mondiale ha inizio e gli avversari più temuti sono i mitici All Blacks, Neozelandesi. Gli Springboks riescono a vincere una partita dopo l'altra  fino ad arrivare alla, forse, inaspettata finale, proprio contro gli All Blacks! Il capitano Pienaar racconta di una notte nervosa e piena di ansia di tutti i giocatori e il suo compito di capitano riesce sempre più complesso a questo piccolo ma grande uomo. Il giorno dopo viene in suo aiuto il migliore dei suoi alleati, Nelson Mandela. Il grande presidente che insieme a Pienaar vuole vincere il mondiale non per la coppa in sè , ma per ciò che rappresenta per il Sud Africa in quel momento la mitica squadra degli Springboks. Mandela si presenta vestito della divisa degli Springboks e questo stupisce Pienaar che si aspettava un politico in giacca e cravattae il classico vuoto discorso di incoraggiamento! Ma Mandela parla con gli occhi, con i suoi modi da uomo e non da politico:"Grazie e buona fortuna", furono le uniche parole di Mandela alla squadra e a Pienaar. Andando via riesce a stupire e a caricare ancora di più il capitano degli Springboks che nota il numero della maglia indossata da Mandela, il numero 6! Pienaar indossa proprio la maglia numero 6 e si rende conto che il primo e più grande suo tifoso era quell'uomo ormai avanti con gli anni, che con un solo gesto e una sola parola riesce a dare a tutti la forza per trovare la giusta concentrazione e vincere nella finale dei Mondiali di Rugby sudafricani la squadra più forte del momento, gli All Blacks!Un'altra pagina di storia africana è stata scritta quel giorno, grazie a Nelson Mandela e a coloro che hanno avuto la forza e lucidità di seguire i suoi insegnamenti, come Francois Pienaar.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Luglio 2010 14:54
 
Vita di Nelson Mandela PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Stranieri   
Mercoledì 28 Luglio 2010 12:04
Nelson Mandela
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// // Un personaggio storico, una di quelle persone che in vita fanno già parte della leggenda, alla stregua di Mikhail Gorbaciov o Fidel Castro. Nelson Mandela infatti è il simbolo del Sud Africa, appellativo che si è conquistato in un'intera vita spesa alla lotta contro l'apartheid ed alla conquista della libertà per il suo popolo. Quello che ha sempre colpito in lui è la sua statura morale e la convinzione con cui ha vissuto la propria vita in favore degli altri.

Figlio di un capo della tribù Thembu (e quindi, secondo il sistema di caste tribali vigente in Africa, di origini aristocratiche), Nelson Rolihlahla Mandela nasce il 18 luglio 1918. Dopo aver seguito gli studi nelle scuole sudafricane per studenti neri conseguendo la laurea in giurisprudenza, nel 1944 entra nella politica attiva diventando membro dell'ANC (African National Congress) guidando per anni campagne pacifiche contro il cosiddetto "Apartheid", ossia quel regime politico che favorisce, anche sul piano legale e giuridico, la segregazione dei negri rispetto ai bianchi.

Del 1960 è l'episodio che segnerà per sempre la vita del leader nero. Il regime di Pretoria, durante quello che è conosciuto come "il massacro di Shaperville", elimina volontariamente e con una proditoria operazione 69 militanti dell'ANC.
In seguito, mette al bando e fuorilegge l'intera associazione. Mandela, fortunatamente, sopravvive alla strage e riesce a fuggire. Raccolti gli altri esponenti rimasti in vita, dà vita ad una frangia militarista, decisa a rovesciare il regime e a difendere i propri diritti con le armi. Viene arrestato nel 1963 e dopo un procedimento durato nove mesi è condannato all'ergastolo.

La più alta testimonianza dell'impegno politico e sociale di Mandela la si ritrova proprio nel discorso pronunciato di fronte ai giudici del tribunale, prima che questi pronunciassero il loro verdetto: "Sono pronto a pagare la pena anche se so quanto triste e disperata sia la situazione per un africano in un carcere di questo paese. Sono stato in queste prigioni e so quanto forte sia la discriminazione, anche dietro le mura di una prigione, contro gli africani... In ogni caso queste considerazioni non distoglieranno me né altri come me dal sentiero che ho intrapreso. Per gli uomini, la libertà nella propria terra è l'apice delle proprie aspirazioni. Niente può distogliere loro da questa meta. Più potente della paura per l'inumana vita della prigione è la rabbia per le terribili condizioni nelle quali il mio popolo è soggetto fuori dalle prigioni, in questo paese... non ho dubbi che i posteri si pronunceranno per la mia innocenza e che i crimini che dovrebbero essere portati di fronte a questa corte sono i membri del governo".

Passano più di vent'anni e, malgrado il grande uomo sia costretto alla segregazione carceraria, lontano dagli occhi di tutti e dalle luci dell'opinione pubblica, la sua immagine e la sua statura crescono sempre di più nell'opinione pubblica e per gli osservatori internazionali.

Il regime tiene Mandela in gattabuia ma è sempre lui il simbolo della lotta e la testa pensante della ribellione. Nel febbraio del 1985, cosciente di questo stato di cose e ben consapevole che ormai non si poteva più toccare un tale simbolo, pena la ribellione di vasti strati dell'opinione internazionale, l'allora presidente sudafricano Botha offre a Mandela la libertà purché rinneghi la guerriglia. In realtà, l'accusa di sovversione armata, l'accenno alla guerriglia appunto, è solo un modo per gettare discredito sulla figura di Mandela, prospettando il fatto che fosse di base un personaggio predisposto alla violenza. Ad ogni modo Mandela rifiuta l'offerta, decidendo di restare in carcere.

Nel 1990 su pressioni internazionali e in seguito al mancato appoggio degli Stati Uniti al regime segregazionista, Nelson Mandela viene liberato.

Nel 1991 è eletto presidente dell'Anc, movimento africano per la lotta all'apartheid. Nel 1993 è insignito del premio Nobel  per la pace mentre l'anno dopo, durante le prime elezioni libere del suo paese (le prime elezioni in cui potevano partecipare anche i neri), viene eletto Presidente della Repubblica del Sudafrica e capo del governo. Resterà in carica fino al 1998.

Nella sua breve vita politica ufficiale ha dovuto subire anche un'altra logorante battaglia. Trentanove case farmaceutiche intentarono un processo a Nelson Mandela portandolo in tribunale. L'accusa era quella di aver promulgato nel 1997 il "Medical Act", una legge che permetteva al Governo del Sud Africa di importare e produrre medicinali per la cura dell'Aids a prezzi sostenibili. A causa delle proteste internazionali che tale causa ha sollevato, le suddette multinazionali hanno poi deciso di desistere dal proseguire la battaglia legale.

Sul piano della vita privata, il leader nero ha avuto tre mogli. Della prima consorte, sposata assai giovane, si sa ben poco. La seconda è la celebre Winnie, impalmata nel 1958 e diventata grazie alla sua strettissima unione con il marito sia in campo civile che politico, "madre della nazione africana". Durante gli anni difficili del marito è stata tuttavia travolta da scandali di vario tipo, dal sequestro di persona all'omicidio. Nel 1997 i due si sono ufficialmente separati, con tanto di divorzio legale. Mandela però, sebbene ottantenne, si è poi risposato con la cinquantenne Gracia, vedova del presidente del Mozambico, assassinato in un incidente aereo organizzato dai servizi segreti del regime segregazionista bianco.

Nel giugno 2004, all'età di 85 anni, ha annunciato il suo ritiro dalla vita pubblica per passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia.
Il 23 luglio dello stesso anno, con una cerimonia tenutasi a Orlando (Soweto), la città di Johannesburg gli ha conferito la più alta onorificenza cittadina, il "Freedom of the City", una sorta di consegna delle chiavi della città.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Luglio 2010 12:10